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Giovani e formazione, giovani e lavoro, giovani e welfare per agire insieme agli adulti e anziani sapendo usufruire dei propri talenti gli uni per gli altri e con gli altri. Le generazioni debbono ritornare a parlarsi e incontrarsi di più, aiutarsi a mettere insieme vecchio e nuovo, debbono stimarsi di più e valorizzare le rispettive risorse.

«Dovremo collegare l’Agorà ancora di più di quanto non l’abbiamo fatto finora al progetto “Torino strategica” e alla nascente Città metropolitana, cercando di immettere dentro queste prospettive di ampio respiro politico, culturale e sociale, la città di base, quella popolare, quella che sembra non contare se non sul piano del welfare di sussidiazione, quando invece a mio avviso ha non solo un’anima ma voglia di mettersi in gioco e di contribuire al rilancio del nuovo patto di sviluppo».

Viene istituita la Cabina di regia composta dai principali soggetti che hanno dato vita all’Agorà: Chiesa di Torino, Istituzioni, realtà economiche, finanziarie, sociali e del terzo settore. Un organismo permanente, che dovrà trovare vie convergenti, indicare priorità e opportunità per rendere concrete e fattibili le indicazioni emerse dall’assemblea e da tutto il cammino dell’Agorà.

“Vogliamo che da questa Agorà scaturiscano passi concreti, che indichino ad ogni cittadino la comune volontà di renderlo protagonista e non solo passivo fruitore di tante buone intenzioni.

….non basta aspettare che arrivino aiuti da Roma o da Bruxelles, ma occorre inserire i pur necessari contributi in una dinamica che dal basso, da qui, è capace di suscitare il nuovo.

Forse essi (i Santi sociali) ci insegnano che i programmi e le progettazioni servono poco se non hanno un’anima che li sostiene, qualcosa che va oltre il fare, il produrre: occorre puntare sull’uomo, ogni persona riconosciuta sempre e comunque come un dono e una promessa per sé e per tutti; sulle relazioni più che le strutture, su un rapporto tra persone diretto e coinvolgente e non solo virtuale e tecnologico; su una comunità fraterna e solidale e non solo un agglomerato di interessi e di gente anonima che pensa al bene per sé in modo egoistico e individualista.

Serve più innovazione, e dunque investimenti in ricerca; ma ciò va realizzato partendo da un recupero di risparmio ed efficienza nei processi attuali, che vedono l'Italia, ma anche Torino, perdere opportunità e denaro perché non si riesce a mettersi nelle condizioni giuste per sfruttare i pur enormi sostegni messi a disposizione dall'Unione Europea. E serve più welfare. Anzi: innovazione e welfare devono trovare il modo di «camminare insieme» perché, per il territorio torinese, rappresentano le due facce del medesimo problema e della medesima sfida, quella di inventare un diverso modello di sviluppo, che allontani lo spettro di un declino che oggi, complice la crisi globale, è nei fatti e nei numeri delle statistiche. Un welfare non solo assistenziale ma collegato alle opportunità di rigenerare e responsabilizzare i cittadini, puntando soprattutto sul principio di solidarietà».

Molte altre città d’Europa hanno conosciuto crisi analoghe a quella torinese e sono state in grado di inventare soluzioni efficaci partendo dalla valorizzazione delle risorse proprie. Sono diventate metropoli accoglienti, oltre che intelligenti, hanno sviluppato sistemi di servizi e reti di comunicazioni di standard elevato. Sono città che hanno rotto gli isolamenti vecchi e nuovi, hanno saputo incoraggiare investimenti e insediamenti di attività imprenditoriali usando tutte le leve del marketing urbano, dall’incentivazione fiscale ai percorsi burocratici semplificati.

Lavori dell’Assemblea a Nichelino 26/11/2014: Molteplici gli esempi citati: dall’amministrazione cittadina che insieme ai comuni di Orbassano e Candiolo punta nel prossimo futuro a trasformare la tenuta di Stupinigi in un attrattore turistico in grado di generare occupazione, alle iniziative messe in campo dall’Ufficio Pio della Fondazione Sanpaolo per far crescere il lavoro accessorio oppure per assicurare un’istruzione adeguata agli adolescenti con il “Progetto percorsi”, senza dimenticare il prezioso contributo che le aziende private possono offrire per costruire una rete di welfare familiare in grado di aiutare i nuclei in difficoltà ad uscire dalle secche della disperazione.

Altri spunti di riflessione più rivolti alla Comunità dei credenti:

I. Si ritiene questo tempo di crisi un’occasione per annunciare il Vangelo a partire dalle situazioni concrete vissute dai giovani e dai poveri, sempre più preoccupati per il loro futuro? La dottrina sociale della Chiesa può essere in una parrocchia uno strumento educativo valido per far conoscere e vivere il Vangelo, a partire dalla realtà concreta vissuta dalle persone?

II. All’interno delle proposte formative offerte dalle parrocchie si stanno già facendo delle esperienze significative di dialogo e di accompagnamento per adulti e giovani intorno al tema della loro formazione, dell’orientamento al lavoro e del loro impegno comune per rinnovare il welfare? 

AGORÀ DEL SOCIALE:

METODO E STRUMENTO PER COSTRUIRE SVILUPPO TERRITORIALE 

Scheda con spunti di riflessione per operatori pastorali e sociali

Agorà del sociale è uno strumento di riflessione promosso dall’Arcivescovo e coinvolgente diversi soggetti, intra ed extra ecclesiali. Ha come obiettivo la riflessione e la progettazione del futuro del nostro territorio a partire dall’attenzione alle persone e alle loro necessità, particolarmente di coloro che vivono nelle varie forme di fragilità, povertà, esclusione. Si basa su un metodo di collaborazione fraterna che aiuti ad uscire dalle forme di autoreferenzialità che non consentono un reale sviluppo del nostro territorio.

In quanto di matrice ecclesiale, l’iniziativa non ha un taglio di natura né assistenziale,  né sociologica. Come ha detto il Santo Padre nella sua visita a Torino la ragione dell’azione della Chiesa non è l’assistenzialismo, ma il Vangelo: l’amore di predilezione per i più fragili e i più deboli. Si tratta di una modalità di annuncio del Vangelo per il mondo e nel mondo, capace di proiettare le nostre comunità verso le periferie esistenziali di oggi.

Il cammino già percorso dall’Agorà del sociale – basato sui termini formazione, lavoro, welfare, sviluppo – è sintetizzato nella Piattaforma a cui si rimanda – scaricabile dal sito della Diocesi www.diocesi.torino.it nella sezione apposita che si trova nella home page.

Nel percorso diocesano si è sapientemente innestata la ampia riflessione di Papa Francesco nella nostra città. Sono sue alcune espressioni che ritroveremo nella lettera pastorale per questo anno di lavoro e che indirizzano ancora meglio il percorso: è necessario educare a misura della crisi intesa in senso non solo economico… è fondamentale oggi accettare le sfide che derivano dalla crisi e dai cambiamenti epocali. Ancora in questa situazione di crisi così complessa non è sufficiente aspettare la ripresa: è necessario assumere i problemi con responsabilità e fedeltà creativa perché si è diffusa una cultura dello scarto come conseguenza di una crisi antropologica che non tiene l’uomo al centro, ma il consumo e gli interessi economici. Le conseguenze sono ben definite: la mancanza di lavoro e di prospettive per il futuro contribuisce a frenare il movimento stesso della vita, ponendo molti giovani sulla difensiva. Per questo Francesco ci invita ad alcune attenzioni pastorali: è necessario un patto sociale e generazionale, l’azione ecclesiale deve favorire un costante orientamento ed accompagnamento dei giovani al lavoro, la creazione di posti di lavoro è parte imprescindibile del servizio al bene comune. Il Papa ha spronato la nostra Chiesa diocesana a coinvolgersi in tale processo. Ai giovani ha detto: Coraggio! Osate! E ha riportato a tutti l’indicazione di Pier Giorgio Frassati: “Vivere non vivacchiare”.

In quest’ottica l’Arcivescovo desidera raccogliere dai laici più impegnati nel servizio ecclesiale riflessioni pastorali su questi temi per capire insieme come possano diventare davvero patrimonio dell’azione pastorale delle parrocchie, delle Unità Pastorali, dei vari territori in cui viviamo, curando una reale ed effettiva ricaduta territoriale e comunitaria dell’Agorà del sociale.

Ecco alcune questioni di fondo che possono aiutare il dialogo con l’Arcivescovo: 

  1. Nel nostro territorio quali sono le principali criticità in riferimento a formazione, lavoro e welfare con particolare riferimento al mondo giovanile? Quali le priorità che interpellano fortemente le comunità cristiane? 
  2. All’interno delle proposte formative offerte dalle parrocchie si stanno facendo delle significative esperienze di dialogo e di accompagnamento dei giovani attorno al tema dell’orientamento del lavoro? Di fatto quest’azione di accompagnamento ed orientamento al lavoro può essere considerata un’azione pastorale e come va realizzata in modo innovativo con la stessa attiva partecipazione dei giovani? 
  3. Nel nostro territorio, da dove e da cosa si potrebbe concretamente partire per lavorare insieme con il metodo dell’Agorà? Cosa occorrerebbe fare da parte del Vescovo delle istituzioni pubbliche e degli Uffici diocesani per agevolare la realizzazione dell’Agorà nel nostro territorio? 

NB: Si veda per un adeguato approfondimento dell’Agorà la terza parte della lettera pastorale “L’Amore più grande” (2014-2015)

Ulteriore materiale di approfondimento si trova sul sito della Diocesi (www.diocesi.torino.it) nell’area dedicata all’Agorà del Sociale raggiungibile direttamente dalla home page.

Allegati:
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Editoriale

GLI ANZIANI NELLA BIBBIA

Il tema “anziani” è di scottante attualità soprattutto per noi occidentali che viviamo in una società che invecchia a vista d’occhio, e in cui il numero degli ultrasessantacinquenni ha abbondantemente ormai superato quello della popolazione sotto i vent’anni. L’Italia si conferma uno dei Paesi più vecchi al mondo. Con 151,4 persone over-65 ogni 100 giovani con meno di 15 anni, presenta uno degli indici di vecchiaia più alti al mondo. Tra i Paesi europei solo la Germania ha un valore più alto (158) mentre la media Ue28 è 116,6. Lo scrive l’Istat nel Rapporto annuale. La speranza di vita è di 79,6 anni per gli uomini e 84,4 per le donne. Anche in questo caso l’Italia è sopra la media europea (ANSA, 28 maggio 2014).
Se si cerca nella Bibbia una trattazione specifica sull’“anziano” e più ancora sui suoi rapporti con il resto del nucleo familiare, si troverà poco, perchè la Rivelazione divina, a differenza di quanto avviene spesso nella nostra società, non ha emarginato i vecchi, ma li ha considerati parte integrante del popolo di Dio, a pieno titolo oggetto e protagonisti al contempo del piano di salvezza di Dio. Eppure, anche se nella Bibbia manca una trattazione particolare degli anziani come gruppo, varie volte si parla della vecchiaia.

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