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Una firma chiude le quattro pagine fitte fitte*** del contratto con cui “il signor Bertolino Giuseppe, Mastro Minusiere esercente la professione in Torino, riceve nella qualità di apprendista nell’arte di falegname il giovane Giuseppe Odasso …e si obbliga di insegnargli l’arte suddetta, per lo spazio d’anni due”. È la firma del Sac. Bosco Giovanni. Questo Sacerdote, che si fa garante di quello che a buon diritto può ritenersi il primo contratto di apprendistato in Italia, è il nostro “don Bosco”. Il giovane Odasso frequenta l’oratorio di Valdocco e il contratto, significativamente firmato nei locali dell’oratorio in cui da poco don Bosco ha trasferito la sua attività con i giovani, obbliga il datore di lavoro a correggere l’apprendista solo a parole, senza percosse, rispettandone l’età, la capacità, il riposo festivo e i doveri di allievo dell’oratorio. Da parte sua, il giovane si impegna a comportarsi da buon apprendista, dinanzi al Direttore dell’oratorio, don Bosco, e al padre. Nel corso dei due anni di apprendistato, l’apprendista avrebbe percepito uno stipendio settimanale destinato a crescere col tempo.  Correva l’anno 1852. Don Bosco ha 37 anni, essendo nato a Castelnuovo nel 1815.

Sono passati quindi ben duecento anni dalla nascita di don Bosco, ma la semplice lettura di questo contratto di “apprendizzaggio” ci restituisce la modernità di un gigante della storia e della fede che ha ancora molto da insegnare. E anche noi di Collegno possiamo imparare

  1. Come lavoratori: la “relatività” del lavoro L’apprendista possa attendere alle sacre funzioni àIo non compro la domenica
  2. 2.     Come datori di lavoro: la dignità del lavoratore lavori proporzionati alla di lui età, mai maltrattamenti, la “malattia”; la responsabilità sociale Si obbliga ad insegnargli l’arte suddetta à la vicenda “Agrati” e oltre e altro
  3. Come educatori e come Parrocchie: l’attenzione per la dimensione del lavoro à gruppi giovani, gruppi famiglie, Commissione di UP

*** reperibili in http://alessandria.cnosfap.net/files/2014/05/primo_contratto_di_apprendistato.pdf

“Papa Francesco e il lavoro” su Google: “No al lavoro schiavo”, “Il lavoro ci unge di dignità” “E’ un diritto fondamentale”, “Col lavoro non si gioca” e altri 12.899.996 risultati.

 

Editoriale

GLI ANZIANI NELLA BIBBIA

Il tema “anziani” è di scottante attualità soprattutto per noi occidentali che viviamo in una società che invecchia a vista d’occhio, e in cui il numero degli ultrasessantacinquenni ha abbondantemente ormai superato quello della popolazione sotto i vent’anni. L’Italia si conferma uno dei Paesi più vecchi al mondo. Con 151,4 persone over-65 ogni 100 giovani con meno di 15 anni, presenta uno degli indici di vecchiaia più alti al mondo. Tra i Paesi europei solo la Germania ha un valore più alto (158) mentre la media Ue28 è 116,6. Lo scrive l’Istat nel Rapporto annuale. La speranza di vita è di 79,6 anni per gli uomini e 84,4 per le donne. Anche in questo caso l’Italia è sopra la media europea (ANSA, 28 maggio 2014).
Se si cerca nella Bibbia una trattazione specifica sull’“anziano” e più ancora sui suoi rapporti con il resto del nucleo familiare, si troverà poco, perchè la Rivelazione divina, a differenza di quanto avviene spesso nella nostra società, non ha emarginato i vecchi, ma li ha considerati parte integrante del popolo di Dio, a pieno titolo oggetto e protagonisti al contempo del piano di salvezza di Dio. Eppure, anche se nella Bibbia manca una trattazione particolare degli anziani come gruppo, varie volte si parla della vecchiaia.

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